Innovare la scuola: problemi attuali e possibili soluzioni

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La scuola di oggi non rappresenta, nella maggior parte dei casi, la società in cui opera e non dialoga in modo sinergico con essa. La critica mossa alla scuola è di non essere lo strumento formativo più funzionale a costituire i cittadini della società di domani.
La scuola è vecchia, bisognosa e distante, mentre il resto della società sta mostrando in innumerevoli ambiti di accogliere il cambiamento. Oggi la scuola non incarna più con speranza il proprio ruolo.

ANNI FORMATIVI
Sono anni delicati per i ragazzi, quelli della scuola, nei quali trovano spazio dinamiche di preadolescenza e adolescenza; si tratta di momenti articolati e specifici, di una complessità tarata per non essere compresa ma solo vissuta, in tutta la carne, con trasporto e struggimento. È un periodo fondamentale per la vita di ciascuno, funzionale a definire il senso del limite e modellare binomi fondanti, come giusto e ingiusto.

L’adolescenza è il momento della vita in cui alla “zattera famiglia” si affianca (prima) e si contrappone (poi) la “zattera vicaria”, costituita dal fuori-casa, dal proprio gruppo di amici[1]. È presi in questo reticolo che i ragazzi fanno le esperienze e le scoperte, sperimentano, si pongono domande, cercano risposte; è fuori dalla famiglia che essi individuano il proprio posto nel mondo, si uniformano agli altri e si differenziano dalla famiglia. È questo il periodo in cui si forma la personalità e l’individuo è a cavallo (talvolta in balia) della spinta all’autorealizzazione che lo afferma come soggetto vitale separato dalla famiglia.

La scuola può avere un ruolo importante in questa fase: è presente nella vita dei ragazzi per diverse ore al giorno (è d’obbligo) e può fare da sponda alla famiglia per guidare il campo d’azione del giovane.
Per comprenderne meglio funzione e valore che essa può avere occorre calarla nella contemporaneità vissuta dai ragazzi.

Giovani contemporanei
Oggi i ragazzi sono parte attiva nella loro vita, abituati a essere artefici della realizzazione dei propri desiderata; vogliono ascoltare una canzone, montare un pezzo rap, contattare chiunque: possono farlo ovunque e in un istante. Tutto è a portata di mano. In un (nuovo) mondo dove tutto è open, dove le informazioni sono sempre disponibili, dove ciò che non si conosce lo si chiede a Google, i veri esploratori sono loro, i giovani contemporanei, che sono nati dentro l’era digitale, la portano a evolversi e li definisce. I ragazzi sono al centro del mondo digital.

Però non sono al centro di scuola, insegnanti, materie che studiano, né delle proprie famiglie; ed è un peccato. Un dispiacere, il loro, che dura poco perché poi sono già su altro, perché nell’era digitale si va spediti (anche via).

E la zattera vicaria prende sempre più punti, la famiglia li perde (la scuola pure), e ci si ritrova a sperare che non ci siano cattive compagnie, che sappiano pensare con la loro testa… Frasi già sentite, sì, ma la dinamica stavolta non è imputabile solo al gap generazionale, perché l’innovazione tecnologica cambia il mondo in cui viviamo con grande rapidità e non crescere con essa (famiglia e scuola) farà sì che lo scollamento non si appiani col finire dell’adolescenza e col diventare adulti dei digital native. La società di domani dovrà poter disporre di menti competitive che hanno cavalcato il potenziale dell’innovazione; dovranno farne parte ed esserne espressione. Non vogliamo che siano menti che ce l’hanno fatta nonostante la scuola le preparasse a una società che non avrebbero trovato nel futuro… vero?!

FAMIGLIA E SCUOLA
Da che mondo è mondo, tra famiglia e scuola c’è sempre stato un sottinteso di ruoli e funzioni, accomunati dall’aver a cuore lo stesso soggetto. La famiglia delegava alla scuola il compito di istruire i propri figli, dar loro le conoscenze necessarie a essere i cittadini di cui era in cerca il domani, poi le chiedeva di badare a loro per alcune ore al giorno e tenerli in riga; la scuola aveva la fiducia delle famiglie e dialogava poco con essa, ciascuno al proprio posto.

Ancora oggi la famiglia chiede alla scuola di accogliere questi ragazzi e di fare del proprio meglio per loro; non sempre raccoglie la fiducia e il consenso della famiglia, alla quale chiede partecipazione, quantomeno non opposizione.

Famiglia
La società è cambiata e a portare i propri figli a scuola sono spesso nonni, tate, secondi mariti, familiari allargati, single, coppie di padri, spesso nessun fratello… le famiglie sono cambiate e sono nuove a questi cambiamenti. Le famiglie delegano molto, lavorano moltissimo, accusano sensi di colpa per il poco tempo dedicato ai figli, sono più insicure, hanno paura del futuro e vivono in un mondo che cambia rapidamente, comprendono sempre meno e le spaventa. Parlano male il linguaggio dell’innovazione e vedono i figli inglobati dalla zattera vicaria dei pari, non sanno cosa fare e temono il peggio. I giovani sono fuori dalla famiglia e questa confida e spera che almeno siano nella scuola, che viene così caricata di aspettative e di una parte di responsabilità con cui s’intende sopperire all’assenza delle famiglie, alle loro difficoltà o al timore di essere inadeguate. Li affidano a essa, dove i figli saranno al sicuro (sorveglianza), diverse ore al giorno (controllo), sperando che li rimetta in riga (disciplina), li calmi un po’ (rigore) e insegni loro tutto quello che c’è da imparare (conoscenze).

Si vedono entrare a scuola molti ragazzi parcheggiati, spesso in scuole scelte dalle famiglie per quel tuo bene che suona sordo… Spesso la famiglia non riesce a comprendere questi ragazzi, sminuisce ciò che interessa loro e per tutelarli respinge ciò che più di ogni altra cosa li costituisce e rende capaci: i nuovi linguaggi digitali[2].

Scuola
I giovani vivono a un ritmo che la scuola nemmeno riesce a inquadrare. Molti hanno rinunciato a chiedere alla scuola di comprenderli; ormai pensano che ciò che interessa e riguarda loro non lo troveranno lì, così come già non lo condividono con la famiglia. Vivono due vite: una con se stessi e con i pari, una con la scuola e con la famiglia.

Poi un allievo si avvicina a un insegnante a fine lezione, o in pausa, a piccoli passi, cerca di capire se guarderà sul suo telefono il video delle ultime prodezze con lo skate o se non lo deve tirare fuori o quasi parlarne; un altro è lì lì per uscire poi torna indietro col suo blocchetto e apre e svelto chiude la pagina col disegno a bic che ha fatto, è il protagonista di un game che ha in mente di creare. La loro opinione non si chiede spesso, ma nel caso riguarda la materia, la lezione, l’argomento, il caso di cronaca avvenuto a scuola tuttalpiù. Mentre loro urlano e chiedono ascolto non possiamo farne tutta una questione di tecnologia… Ragazzi posteggiati nelle scuole del mattino, perché ci pensino loro anche a gestirli: tutti ragazzi difficili, problematici, vivaci, disturbati, irrequieti, senza pace, certificati. Leggo troppa solitudine e tanta richiesta di aiuto e considerazione.

La sfiducia che i ragazzi nutrono nei confronti della scuola si vede anche nel gruppo-classe, troppo spesso frammentato e appesantito di tinte che non appartengono a un clima sano. Che si costituisca è invece fondamentale, perché lì avviene il loro allenamento, lì fanno esperienza di altri punti di vista e fortificano il proprio baricentro così da posizionarsi con maggior sicurezza nella zattera degli-amici-del-pomeriggio. Acquisire la capacità di dire No ai pari è tra le cose più difficili dell’adolescenza, perché significa cambiare posto sulla zattera e non necessariamente verso la stabilità… Il senso di vivere una zattera anche a scuola risiede nel fatto che più zattere si frequentano e più diviene naturale comprendere che pensarla in modo diverso non è voler fare opposizione bensì esprimere il proprio essere-individuo. La scuola manca anche in questo…

OBIETTIVI PEDAGOGICI E PROPOSTE: non è mai troppo tardi
È ora di ammettere che la scuola si è dimenticata per chi esiste. È necessario capire che la famiglia non basta, spesso non è adeguata, non ritiene di riuscire ad attualizzarsi.

La scuola deve essere fatta per i ragazzi, per gli allievi, per prepararli alla vita, aiutarli a crescere, sostenerli, accoglierli, fortificarli, avvicinarli al sapere, farli sentire centrali per qualcuno, stimolarli a scoprire ciò che più amano, invitarli a chiedersi chi saranno domani guidarli per accogliere la loro unicità e il valore di unirsi agli altri. Lo si deve fare mettendoli in condizione di raggiungere tutte le informazioni di cui necessitano, guidandoli affinché comprendano in quali forme si manifestino il bello, il vero e la conoscenza, dando loro speranza. Occorre che apprendano in un clima di stima umana e di considerazione, aperto, privo di pregiudizio che valorizzi creatività e unicità, del quale divengono protagonisti. Vanno invitati e rinfrancati in un percorso di scoperta e ricerca, che li ottimizza, valorizza, rende efficaci, creativi, liberi.

La scuola deve smettere di restituire alle famiglie ragazzi preparati per una società che è storia recente, di restare nella zona di comfort che la fa percepire come istituzione da non toccare perché tale. A fare sistema devono essere le buone pratiche scolastiche orientate al rinnovamento della scuola, il tessuto di divulgazione e formazione, sostenuto da media, eventi, fiere e corsi; tutti devono essere concordi sul fatto che il messaggio tocca anche la società familiare, la deve contaminare e riguardarla in modo attivo e concreto.

Propositi
Insegnare deve tornare ad avere i tratti della vocazione e costituire l’opportunità di una vita di gettare le basi per un bene che supera l’individualismo. Non è mai troppo tardi e sono certa che l’alfabetizzare dell’epoca di Manzi[3] abbia il suo corrispettivo nella scuola dei contemporanei: non si può pensare al cambiamento della scuola se non prevedendo la centralità dei giovani e dei nuovi linguaggi che plasmano il futuro. Il movimento delle Avanguardie Educative[4] va in questa direzione, ispirato dall’agire di insegnanti e ragazzi stessi, grazie a buone pratiche, nuovi assetti e dinamiche che aiutano a non avere paura del futuro. È col passare del tempo che l’insegnante imparerà a non temere la deriva anarchica ogni qualvolta si sentirà di applicare un metodo personalizzato o di lasciare sgombra quella cattedra. Integrerà il valore che possono avere una didattica capovolta o una certa flessibilità nel non irrigidirsi sul piano dei ruoli o dei compiti, preferendo concentrarsi sulla funzionalità del proprio atteggiamento e su obiettivi educativi più alti.

I ragazzi arrivano a scuola con un ampio bagaglio di saperi individuali, spesso fortemente sostenuti dal saper Fare, che si sono creati in modo libero e reticolare dando seguito a un interesse o a una curiosità. Gli studenti possono farsi portatori per l’intera classe di questi interessanti e formativi percorsi, rendendo l’apprendimento più efficace e democratico (ciascuno propone il proprio Sapere, si sceglie secondo l’interesse della classe). Si valorizza e responsabilizza il singolo, e si crea affiatamento nella classe[5]. La lezione frontale diviene quindi l’occasione di far emergere i saperi impliciti e valorizzare le competenze[6].

Speciali sono alcune iniziative di cui troviamo traccia, ancora una volta, nelle buone pratiche che partono dal basso; stavolta sono messi in relazione gruppi-classe di scuole differenti, chiamati a confrontarsi sul tema della scrittura collettiva[7]. Nell’epoca digitale questo gemellaggio diviene virtuale[8] ed è una delle possibili applicazioni del digitale a scuola, che ne mostra il potenziale nel sostenere e promuovere le attività educative che nascono in classe. Gli scambi possono vertere su temi diversi e mostrano, ancora una volta, come sarebbe fuorviante pensare le tecnologie a scuola come una materia a sé stante o come solo appannaggio dei temi scientifici.

Per concludere
Il rinnovamento della scuola passa attraverso una ritrovata fiducia nella figura dell’insegnante, quale promotore di un nuovo stile di insegnamento, che pensa la scuola in modo innovativo. Le buone pratiche possibili non devono restare isolate, legate alla personalità di un insegnante o alla peculiarità di una materia; serve che facciano rete e siano messe a sistema per fortificare il tessuto scolastico e renderlo competitivo in un mondo globale. Non devono suonare come stranezze in stile new age o anticonformismi: siamo di fronte a una rivoluzione culturale e a una necessaria sanificazione.

È indispensabile, a maggior ragione, che questi atti trovino il sostegno e la fiducia dei dirigenti scolastici e che ispirino e riguardino l’agire delle istituzioni locali e nazionali. Un rinnovamento da comunicare anche all’esterno degli ambiti scolastici, in modo che la comunità tutta possa apprezzarlo e divenire parte attiva nel necessario rinnovamento del rapporto famiglia-scuola.

[1] Considerazioni maturate in occasione del Corso “Alleanza Educativa”, inserito all’interno Programma Operativo Nazionale Per la Scuola 2014-2020, Ist. Bonaccorso da Montemagno, Quarrata (cod. mecc. PT PTIC82600P).
[2] Linguaggi dai quali ottengono il maggior numero di informazioni e con cui formano in modo prevalente la propria conoscenza. Ai tempi, le scuole furono istituite per fornire informazioni, perché altrove non ne circolavano.
[3] https://youtu.be/UF_XyplTnNk
[4] http://avanguardieeducative.indire.it/
[5] Lombardo Radice G., Lezioni di didattica e ricordi di esperienza magistrale, Edizioni Remo Sandron, Firenze, 1920.
[6] Sono proprio le competenze a essere richieste dalla società di domani, dal mondo del lavoro che attende i nostri ragazzi: un sapere reticolare, reso coeso dalla curiosità, dallo stile personale e dall’approccio critico. Saranno le competenze a fare la differenza, soppiantando le conoscenze solo enciclopediche, elencative e scollegate tra loro.
[7] Scrittura collettiva, come quella condivisa tra la scuola di Vha di Piadena e quella di Barbiana http://www.barbiana.it/LODI-MILANI.html
[8] http://etwinning.indire.it/gemellaggio-elettronico/

Bibliografia
Biondi G., La scuola dopo le nuove tecnologie, Apogeo, Lavis (TN), 2007.
Lombardo Radice G., Lezioni di didattica e ricordi di esperienza magistrale, Edizioni Remo Sandron, Firenze, 1920.
Milani Don L., Esperienze pastorali, Libreria Editrice Fiorentina, Firenze, 1990.

Sitografia (al 22 marzo 2018)
http://www.barbiana.it/LODI-MILANI.html corrispondenza tra Mario Lodi e Don Milani estratta da Lodi C. e Tonucci F. (a cura di), L’arte dello scrivere, Casa delle Arti e del Gioco Mario Lodi, 2017.
http://etwinning.indire.it/gemellaggio-elettronico/
http://www.raiscuola.rai.it/articoli-programma-puntate/generazione-digitale-etwinning-leuropa-a-scuola/23378/default.aspx
http://www.raiscuola.rai.it/articoli-programma-puntate/generazione-digitale-gemellaggi-digitali/24283/default.aspx
http://www.raiscuola.rai.it/articoli-programma-puntate/giovanni-biondi-trasformare-radicalmente-i-modelli-didattici/38609/default.aspx
https://youtu.be/UF_XyplTnNk