Innovare la scuola – possibili soluzioni

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OBIETTIVI PEDAGOGICI E PROPOSTE: non è mai troppo tardi
È ora di ammettere che la scuola si è dimenticata per chi esiste. È necessario capire che la famiglia non basta, spesso non è adeguata, non ritiene di riuscire ad attualizzarsi.

La scuola deve essere fatta per i ragazzi, per gli allievi, per prepararli alla vita, aiutarli a crescere, sostenerli, accoglierli, fortificarli, avvicinarli al sapere, farli sentire centrali per qualcuno, stimolarli a scoprire ciò che più amano, invitarli a chiedersi chi saranno domani guidarli per accogliere la loro unicità e il valore di unirsi agli altri. Lo si deve fare mettendoli in condizione di raggiungere tutte le informazioni di cui necessitano, guidandoli affinché comprendano in quali forme si manifestino il bello, il vero e la conoscenza, dando loro speranza. Occorre che apprendano in un clima di stima umana e di considerazione, aperto, privo di pregiudizio che valorizzi creatività e unicità, del quale divengono protagonisti. Vanno invitati e rinfrancati in un percorso di scoperta e ricerca, che li ottimizza, valorizza, rende efficaci, creativi, liberi.

La scuola deve smettere di restituire alle famiglie ragazzi preparati per una società che è storia recente, di restare nella zona di comfort che la fa percepire come istituzione da non toccare perché tale. A fare sistema devono essere le buone pratiche scolastiche orientate al rinnovamento della scuola, il tessuto di divulgazione e formazione, sostenuto da media, eventi, fiere e corsi; tutti devono essere concordi sul fatto che il messaggio tocca anche la società familiare, la deve contaminare e riguardarla in modo attivo e concreto.

Propositi
Insegnare deve tornare ad avere i tratti della vocazione e costituire l’opportunità di una vita di gettare le basi per un bene che supera l’individualismo. Non è mai troppo tardi e sono certa che l’alfabetizzare dell’epoca di Manzi[1] abbia il suo corrispettivo nella scuola dei contemporanei: non si può pensare al cambiamento della scuola se non prevedendo la centralità dei giovani e dei nuovi linguaggi che plasmano il futuro. Il movimento delle Avanguardie Educative[2] va in questa direzione, ispirato dall’agire di insegnanti e ragazzi stessi, grazie a buone pratiche, nuovi assetti e dinamiche che aiutano a non avere paura del futuro. È col passare del tempo che l’insegnante imparerà a non temere la deriva anarchica ogni qualvolta si sentirà di applicare un metodo personalizzato o di lasciare sgombra quella cattedra. Integrerà il valore che possono avere una didattica capovolta o una certa flessibilità nel non irrigidirsi sul piano dei ruoli o dei compiti, preferendo concentrarsi sulla funzionalità del proprio atteggiamento e su obiettivi educativi più alti.

I ragazzi arrivano a scuola con un ampio bagaglio di saperi individuali, spesso fortemente sostenuti dal saper Fare, che si sono creati in modo libero e reticolare dando seguito a un interesse o a una curiosità. Gli studenti possono farsi portatori per l’intera classe di questi interessanti e formativi percorsi, rendendo l’apprendimento più efficace e democratico (ciascuno propone il proprio Sapere, si sceglie secondo l’interesse della classe). Si valorizza e responsabilizza il singolo, e si crea affiatamento nella classe[3]. La lezione frontale diviene quindi l’occasione di far emergere i saperi impliciti e valorizzare le competenze[4].

Speciali sono alcune iniziative di cui troviamo traccia, ancora una volta, nelle buone pratiche che partono dal basso; stavolta sono messi in relazione gruppi-classe di scuole differenti, chiamati a confrontarsi sul tema della scrittura collettiva[5]. Nell’epoca digitale questo gemellaggio diviene virtuale[6] ed è una delle possibili applicazioni del digitale a scuola, che ne mostra il potenziale nel sostenere e promuovere le attività educative che nascono in classe. Gli scambi possono vertere su temi diversi e mostrano, ancora una volta, come sarebbe fuorviante pensare le tecnologie a scuola come una materia a sé stante o come solo appannaggio dei temi scientifici.

Per concludere
Il rinnovamento della scuola passa attraverso una ritrovata fiducia nella figura dell’insegnante, quale promotore di un nuovo stile di insegnamento, che pensa la scuola in modo innovativo. Le buone pratiche possibili non devono restare isolate, legate alla personalità di un insegnante o alla peculiarità di una materia; serve che facciano rete e siano messe a sistema per fortificare il tessuto scolastico e renderlo competitivo in un mondo globale. Non devono suonare come stranezze in stile new age o anticonformismi: siamo di fronte a una rivoluzione culturale e a una necessaria sanificazione.

È indispensabile, a maggior ragione, che questi atti trovino il sostegno e la fiducia dei dirigenti scolastici e che ispirino e riguardino l’agire delle istituzioni locali e nazionali. Un rinnovamento da comunicare anche all’esterno degli ambiti scolastici, in modo che la comunità tutta possa apprezzarlo e divenire parte attiva nel necessario rinnovamento del rapporto famiglia-scuola.

[1] https://youtu.be/UF_XyplTnNk
[2] http://avanguardieeducative.indire.it/
[3] Lombardo Radice G., Lezioni di didattica e ricordi di esperienza magistrale, Edizioni Remo Sandron, Firenze, 1920.
[4] Sono proprio le competenze a essere richieste dalla società di domani, dal mondo del lavoro che attende i nostri ragazzi: un sapere reticolare, reso coeso dalla curiosità, dallo stile personale e dall’approccio critico. Saranno le competenze a fare la differenza, soppiantando le conoscenze solo enciclopediche, elencative e scollegate tra loro.
[5] Scrittura collettiva, come quella condivisa tra la scuola di Vha di Piadena e quella di Barbiana http://www.barbiana.it/LODI-MILANI.html
[6] http://etwinning.indire.it/gemellaggio-elettronico/

Bibliografia
Biondi G., La scuola dopo le nuove tecnologie, Apogeo, Lavis (TN), 2007.
Lombardo Radice G., Lezioni di didattica e ricordi di esperienza magistrale, Edizioni Remo Sandron, Firenze, 1920.
Milani Don L., Esperienze pastorali, Libreria Editrice Fiorentina, Firenze, 1990.

Sitografia (al 22 marzo 2018)
http://www.barbiana.it/LODI-MILANI.html corrispondenza tra Mario Lodi e Don Milani estratta da Lodi C. e Tonucci F. (a cura di), L’arte dello scrivere, Casa delle Arti e del Gioco Mario Lodi, 2017.
http://etwinning.indire.it/gemellaggio-elettronico/
http://www.raiscuola.rai.it/articoli-programma-puntate/generazione-digitale-etwinning-leuropa-a-scuola/23378/default.aspx
http://www.raiscuola.rai.it/articoli-programma-puntate/generazione-digitale-gemellaggi-digitali/24283/default.aspx
http://www.raiscuola.rai.it/articoli-programma-puntate/giovanni-biondi-trasformare-radicalmente-i-modelli-didattici/38609/default.aspx
https://youtu.be/UF_XyplTnNk