Cambiano le regole per il senza glutine

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21aDall’1 gennaio 2012 è entrato in vigore il nuovo Regolamento Comunitario sull’etichettatura dei prodotti alimentari. Importanti novità riguardano l’ambito del senza glutine.

Nell’intolleranza al glutine, la possibilità di individuare correttamente la presenza di questa sostanza in un alimento confezionato costituisce un punti cruciale. A questa esigenza risponde la nuova normativa comunitaria che disciplina i termini relativi all’etichettatura dei prodotti destinati all’alimentazione delle persone intolleranti al glutine.

Il nuovo Reg. CE 41/2009, in vigore dal 1 gennaio 2012, nasce anche da considerazioni di tipo commerciale. A livello comunitario è stata infatti trattata la problematica che può emergere a fronte delle indicazioni che alcuni prodotti presentano in etichetta, come “senza glutine” e termine equivalenti. Le differenze tra le disposizioni nazionali sulla designazione di tali prodotti, infatti, possono ostacolare la libera circolazione dei prodotti stessi e non garantiscono lo stesso elevato livello di protezione per i consumatori.

Restano privi di specifica dicitura i prodotti “naturalmente senza glutine” (frutta, verdura, carne, pesce, ecc., così come presenti in natura), per i quali non è necessario indicare l’assenza di glutine; quest’ultimo punto trova il favore dell’Associazione Italiana Celiachia che sottolinea la propria convinzione in merito al fatto che “sia più efficace fornire al celiaco gli strumenti (attraverso l’informazione) sulle categorie degli alimenti disponibili, permettendogli di riconoscere i prodotti sempre idonei e quelli invece che necessitano di precise indicazioni (Marchio e/o diciture previste per legge) che dimostrino una verifica preliminare della loro idoneità”.

Un’importante novità introdotta dal Regolamento (CE) n. 41/2009 è la possibilità di utilizzare la menzione “senza glutine” anche per alcuni prodotti alimentari che, seppur non specificatamente studiati per questo tipo di alimentazione, risultano del tutto idonei. Questo aspetto amplia il ventaglio di possibilità di scelta del celiaco, andando a evidenziare ulteriori alimenti senza glutine, prima silenti.

Il disciplinare comunitario per l’utilizzo dei termini relativi alla presenza di tracce di glutine individua come segue le indicazioni necessarie in etichetta per prodotti formulati per soddisfare le esigenze dietetiche delle persone intolleranti al glutine e commercializzati come tali.
La loro etichettatura deve recare la menzione “con contenuto di glutine molto basso” o “senza glutine”, secondo i canoni indicati di seguito:

  • con contenuto di glutine molto basso: si tratta di una dicitura non riferibile ai prodotti di consumo generale; il limite di glutine di 100 ppm è ammesso per i soli prodotti dietetici a base di ingredienti depurati di glutine, cioè materie prime derivanti da “cereali vietati” espressamente processati per ridurre il tenore di glutine. I prodotti dietetici con questa dicitura non sono ammessi nel Registro nazionale;
  • senza glutine: si tratta di una dicitura di natura volontaria, che può essere inserita su qualsiasi prodotto del libero commercio per il quale l’azienda produttrice possa garantire l’assenza di glutine (glutine <20 ppm).

A tale riguardo, il Ministero richiede che le aziende produttrici adeguino il proprio piano di autocontrollo inserendo il punto critico relativo al glutine, prevedendone un controllo e una gestione adeguati, con particolare riferimento alle materie prime impiegate, al loro stoccaggio, al processo produttivo e ai piani di sanificazione e pulizia.
I prodotti del libero commercio riportanti la dicitura “senza glutine” possono quindi essere considerati, a tutti gli effetti, alimenti idonei per i celiaci.

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